mercoledì 4 settembre 2013

Fenestrelle, il simbolo della vergogna

Là dove portano distruzione e morte la chiamano unità e liberazione. Poveri menti amorfe, totalmente incapaci di pensare.
L'Unificazione d'Italia non è stata mai fatta. Ci fu una feroce e sanguinaria guerra ed una annessione non voluta da nessuno.

Il Campo di sterminio di Fenestrelle è un complesso fortificato eretto dal secolo XVIII al secolo XIX in località Fenestrelle in Val Chisone (provincia di Torino). Per le sue dimensioni ed il suo sviluppo lungo tutta il fianco sinistro della valle la Fortezza è detta anche la grande muraglia armata piemontese. Dal 1999 è diventata il simbolo della Provincia di Torino ed il World Monuments Fund, nel 2007, ha inserito la Fortezza nella lista dei 100 siti storico-archeologici di rilevanza mondiale più a rischio, essa fa parte dei quattro siti italiani inclusi.
La cosa certa è che, negli anni che vanno dal 1860 al 1870, gli internati furono soprattutto soldati borbonici, ma anche contadini. I reclusi erano tenuti in pessime condizioni: "laceri e poco nutriti era usuale vederli appoggiati a ridosso dei muraglioni, nel tentativo disperato di catturare i timidi raggi solari invernali, ricordando forse con nostalgia il caldo di altri climi mediterranei". "Senza pagliericci, senza coperte, senza luce, in posti dove la temperatura era quasi sempre sotto lo zero, vennero smontati i vetri e gli infissi per rieducare con il freddo i segregati". Le pene erano durissime per i poveri prigionieri tra cui la costrizione di portare al piede palle da 16 chili, ceppi e catene. L’unica liberazione possibile era dunque la morte. La morte veniva distribuita a tutti i prigionieri attraverso il freddo, la fame e i vari patimenti. I corpi degli eroici soldati borbonici venivano gettati in un alto piombatoio per essere sciolti nella calce viva e quindi scomparire per sempre nelle fredde acque del torrente Chisone. Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo, affinché non restassero tracce dei misfatti compiuti.

E Fenestrelle continua a star lì. Questo mastodontico e terribile campo di sterminio, voluto da gente malvagia e satanica, viene attualmente visitato da 40.000 turisti all'anno, che ignorano tutte le atrocità che furono commesse in questo luogo di morte.

Campo di sterminio di Fenestrelle in Val Chisone (To)
Torino e la provincia di Torino propagandino pure questo luogo di morte come simbolo di arte e di bellezza di una regione, ma che si sappia che la verità ormai non può essere più taciuta, e che tutto quello che viene fatto per nascondere i crimini sull'unità d'Italia sarà un boomerang che colpirà proprio coloro che mistificano la storia. Tutto quello che viene attualmente fatto per nascondere le atrocità e crimini di Fenestrelle sarà un insulto alla verità e alla storia.

Hanno portato guerra e distruzione e l'hanno chiamata liberazione.
Hanno massacrato, violentato, distrutto e bruciato la nostra terra e l'hanno chiamata fratellanza.

Esseri inferiori, esseri bestiali che non erano dotati di una grande intelligenza, che si sono serviti della forza bruta per eliminare l'avversario. Un avversario ricco di cultura, arte, storia. Un avversario intelligente distrutto dalla ferocia umana.

A Fenestrelle:
L’imponenza del complesso e la lunghezza delle mura risultarono sempre talmente impressionanti da aver scoraggiato in partenza ogni tentativo di attacco da parte nemica. Dopo il 1860, questo luogo venne utilizzato per sterminare i soldati borbonici. I corpi dei prigionieri venivano gettati da una grata, posta dietro la Chiesa del campo, in un profondo piombatoio per essere sciolti nella calce viva, e disperdersi poi per sempre nelle fredde acque del torrente Chisone, affinché non restasse la minima traccia della presenza delle persone sterminate.

in questo piombatoio venivano gettati i corpi dei soldati borbonici per essere sciolti nella calce viva 
Ci lasciano interdetti le dichiarazioni di Juri Bossuto, consigliere regionale piemontese di Rifondazione Comunista, in uno studio del 2011 ridimensiona notevolmente il numero delle vittime, riportandone solo quattro nel novembre del 1860 e tende a smentire il maltrattamento ai danni dei prigionieri borbonici, poiché sarebbero stati assistiti con vitto e cure sanitarie. 

Lo storico Alessandro Barbero ha sostenuto che la fortezza fu solo una delle strutture in cui furono momentaneamente detenuti "anche" militari del Regno delle Due Sicilie, che le condizioni di vita non erano peggiori di quelle degli altri luoghi di detenzione e che la documentazione, sia militare, sia amministrativa, sia parrocchiale, sul numero dei detenuti, sul numero delle morti e loro cause, sulle modalità di seppellimento è ampia e rintracciabile. In sostanza, per il Barbero, quanto avvenne a Fenestrelle deve essere molto ridimensionato e, comunque, ancora di più scientificamente studiato, sebbene egli riconosca che tali eventi siano da inquadrarsi nei sussulti, anche dolorosi, del neonato Stato unitario. 

Ancora menzogne, ancora a noi gente del Sud ci tocca ascoltare menzogne che offendono la nostra intelligenza e che fomentano ancora, dopo più di un secolo mezzo, solo rancore e odio. Ci hanno tenuto in coma e senza coscienza per più di 150 anni, adesso, che ci stiamo risvegliando stanno operando disperatamente in tutti modi per riaddormentarci ancora, con libri che parlano male di noi e delle nostre cose, con distruzione di lapidi ed asportazione di targhe, col gettare nella spazzatura le corone dei fiori poste, a memoria e gloria, per i nostri eroi morti, col bloccarci o renderci comunque difficile o inutile e perfino controproducente l'accesso ai loro archivi. Ma noi dobbiamo rompere e rendere vana la loro criminale pretesa di avere il monopolio della nostra memoria! Noi abbiamo il sacrosanto dovere di divulgare la verità. 
(Brigas)


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