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venerdì 31 marzo 2017

Campagna per la memoria: il risveglio del Popolo dell'Italia del Sud.

l'Italia del Sud
Ci hanno tenuto in coma e senza coscienza per più di 150 anni, adesso, che ci stiamo risvegliando, stanno operando ancora disperatamente in tutti modi per riaddormentarci per altri 150. Con libri che parlano male di noi e delle nostre cose, con distruzione di lapidi ed asportazione di targhe, col gettare nella spazzatura le corone dei fiori poste, a memoria e gloria, per i nostri eroi morti, col bloccarci o renderci comunque difficile o inutile e perfino controproducente l'accesso ai loro archivi.

Ma noi abbiamo anche i nostri piccoli e grandi archivi pubblici e privati e possiamo fare a meno dei loro archivi, e rompere e rendere vana la loro criminale pretesa di avere il monopolio della nostra memoria!

Noi possiamo rompere il loro preteso monopolio dei dati d'archivio storico sul nostro passato, proprio facendo ricorso ad un movimento di massa in cui:
-i giovani studenti che debbono dare la tesi di laurea a indirizzo storico scelgano come argomento della loro tesi: "vita, morte e miracoli" di un soldato o di un ufficiale, della loro famiglia o del loro paese, che a suo tempo avesse fatto parte delle Forze Armate di Terra e di Mare del Regno delle Due Sicilie e che avesse partecipato alla Guerra in difesa della Patria del 1860-1861 e cosa ne sia successo di ciascuno prima, durante e dopo detta guerra.
-Anche i ragazzi delle medie superiori, che si presentano agli esami di maturità, facciano la stessa cosa: scelgano di portare tesine storiche su un soldato, un ufficiale della loro famiglia o del loro paese, un reparto, un episodio, una battaglia delle Forze Armate di Terra e di Mare del Regno delle Due Sicilie.

Chiunque ami la nostra Patria e voglia dare un importante contributo, faccia resoconti i più ricchi possibili di dati, che appunto ci permettano tutti assieme di avere un quadro chiaro, reale e completo della Storia e della verità che finora ci hanno negate.
Vogliamo solo la verità e spazzare via tutte le menzogne, che scribacchini prezzolati ci hanno finora raccontato attraverso libri di storia falsi e bugiardi. Vogliamo sapere che fine abbiano fatto tutti i soldati che difesero la nostra Patria dalla guerra di aggressione del 1860-1861, in cui la soldataglia allobrogica sabauda calò a tradimento nel Regno delle due Sicilie e si comportò da orda barbarica, mettendo a ferro e a fuoco l'invaso reame libero, indipendente e sovrano.

Aiutaci anche tu in questa campagna per la memoria. Aiutaci anche tu, ovunque tu sia, in Italia o all'estero.

Tutte le testimonianze e tutti i documenti delle nostre Forze Armate di Terra e di Mare del Regno delle Due Sicilie che abbiano partecipato alla Guerra in difesa della Patria del 1860-1861 dovranno pervenire a Montalto Uffugo, all'archivio centrale del Movimento per la Campagna della Memoria. (Salvatore Brosal - Duccio Ma.)


 

domenica 6 luglio 2014

Manifestazione antirazzista del Popolo Duosiciliano al museo Lombroso di Torino, sabato 5 luglio 2014. Lombroso: museo della Barbarie...

Torino, sabato 5 luglio 2014.
E' stata Lucia Gammieri, napoletana purosangue, a tenere il discorso della manifestazione antirazzista, organizzata dai Comitati due Sicilie, davanti al museo di antropologia criminale di Torino, intitolato allo pseudo medico, pseudo antropologo e criminologo Ezechia Lombroso, di etnia ebraica, che successivamente cambiò nome in Cesare. Lucia Gammieri ha sostituito il professore Duccio Mallamaci, assente perché vittima di un gravissimo incidente a Torino in data 30 giugno 2014, in cui inciampando durante una passeggiata, finì sotto un tram, riportando la frattura del bacino, dell'anca e del femore.

Ecco il discorso di Lucia Gammieri:

Manifestazione davanti al museo Cesare Lombroso. Torino 5 luglio 2014

Amici, patrioti del glorioso Regno delle due Sicilie, avvicinatevi così faremo un discorso fra amici. Fra patrioti ed amici...

Molte persone vengono a visitare questo vergognoso museo, pagando anche il biglietto, per vedere delle teste mozzate. Queste teste mozzate sembrano che siano un trofeo di guerra. Questa gente che 153 anni fa, ha vinto una guerra contro il nostro popolo, trattiene questi trofei come prova della vittoria ancora adesso. Ci chiediamo quale sia la differenza di civiltà fra questa classe dirigente che ha fondato questa Italia, che non è la nostra Italia, e le popolazioni selvagge che mozzano le teste ai nemici per conservarle come trofei.

Qui, in questo museo c'è la barbarie. C'è la Barbarie ! Perché qui si celebra la vittoria di un popolo sull'altro. Un popolo che viene disperso, e che non viene neanche più riconosciuto come popolo.

Noi siamo per costoro, italiani di quarta categoria, se siamo italiani. Qui dentro, in questo vergognoso museo, c'è qualcuno, c'è ancora il suo scheletro, che ci ha classificato come razza inferiore. Noi, razza inferiore? Noi: Pitagora, Archimede, Gianbattista Vico, Giordano Bruno, Gioacchino da Fiore, Benedetto Croce, Tommaso Campanella, Bernardino Telesio e mille altri.
Noi siamo razza inferiore, perché?

Italiani del Sud manifestano A Torino davanti al museo Lombroso, definito da molti: Museo della Barbarie.
Con loro c'è anche il noto cantautore Mimmo Cavallo (riconoscibile al centro della foto con occhiali scuri) e Lucia Gammieri con capelli rossi. 
Perché abbiamo perso sul campo di battaglia, ed io vi dico che sul campo di battaglia perderanno. Perderanno sul campo di battaglia. Se noi non vinceremo sul campo di battaglia, saremo ancora schiavi per altri 150 anni. Ricordatevelo, non è solo con le chiacchiere. Io non credo che qui sia come in Cecoslovacchia che la Cechia e la Slovacchia si sono separate con le buone. Non credo perché qua c'è gente ottusa, c'è gente crudele, c'è gente barbara che comanda in Italia. E lo sta dimostrando ancora adesso. Nel Meridione, per qualcuno qui che non lo sa, quando fu conquistato 153 anni fa, su 8,9 milioni di abitanti, furono massacrati più di un milione di persone. Più di un milione di morti...

Non so, se voi lo sapete: quest'Italia, di cui alcuni godono ancora i privilegi dopo più di un secolo e mezzo, è fatta sul sangue. Il Meridione è stata una colonia interna. Cavour ed altri si vantavano: gli Inglesi hanno l'India, noi abbiamo il Regno di Napoli come colonia. E questo vale ancora adesso. E' mascherato, è nascosto, ma vale ancora adesso. Qui dentro, il teorizzatore della nostra inferiorità razziale è un certo Lombroso. Ezechia Lombroso, che poi cambiò il nome in Cesare, era di etnia ebraica, come di etnia ebraica è anche la classe dominante Elkann, che c'è qui adesso a Torino. Ed ebraico è anche l'edificio più alto che c'è in Torino: la Mole. E nella mole antonelliana, con la scusa del museo del cinema hanno piazzato anche una grande statua di Moloch: la divinità del male assoluto.

Nonostante noi abbiamo secoli, millenni di cultura e storia sulle spalle per questa gente non valiamo niente. Noi siamo quelli che sul campo di battaglia siamo stati sconfitti. Abbiamo perso la guerra contro Vittorio Emanuele II, contro Garibaldi, contro Cavour, contro Mazzini e diciamolo chiaramente che erano sostenuti dall'esercito francese, che a San Quentino e a Solferino ebbero più di 20 mila morti.

Teste mozzate di Patrioti Duosiciliani conservate, come trofei di guerra, nel museo Cesare Lombroso di Torino
Le teste mozzate, esposte in questo museo, sono quelle di Padri di famiglia e di Patrioti del Regno delle due Sicilie, che si opposero alla ferocia dei Piemontesi invasori ed assassini. Ed io mi chiedo come mai i Piemontesi non si vergognino di mostrare questi orrori. Lombroso con le sue teorie sentenziò che gli abitanti delle due Sicilie erano una razza inferiore, paragonabili per natura e stile di vita alle bestie. (Il Regno delle Due Sicilie comprendeva tutta l’Italia del Sud: Campania con parte dell’odierno Lazio, Abruzzo, Molise,Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia). Questa strampalata teoria la dedusse misurando i crani ed altri resti umani degli insorgenti napolitani e dei poveracci che vennero uccisi dai bersaglieri.

Le teorie dello pseudoscienziato veronese furono facilmente smentite da studi successivi e dichiarate dalla comunità scientifica internazionale prive di ogni fondamento scientifico. Nonostante tutto, queste teorie sballate, con la complicità di un sistema scolastico basato sulla falsità, faziosità e sulla mistificazione storica, si sono diffuse nella società italiana, sia al nord diventando principio di tutti i preconcetti e razzismo antimeridionale, sia a sud al fine di creare quel complesso di inferiorità che hanno tanti meridionali. Tutti i governanti dal 1860 ad oggi basandosi sui concetti razzisti di Lombroso hanno agito ai danni delle “Due Sicilie”, o perché i suoi componenti erano settentrionali e condizionati dal razzismo, o meridionali con complesso di inferiorità e spirito servile. E’ arrivato il momento di far conoscere la verità a tutti e di ribellarsi a tutte le menzogne raccontate finora.

Cesare Lombroso, ebreo, è stato un criminale ed una mente perversa, malefica e satanica. Grazie alla famiglia Savoia più di un secolo e mezzo fa ha trovato spazio nel raccontare tutte queste bestialità. E di spazio Lombroso continua a trovarne ancora adesso, in una Torino e in un Piemonte, dove le persone vivono solo di anti meridionalità.

Questo essere immondo in gioventù trafugava i crani dei cadaveri dai cimiteri di campagna per poi studiarne con comodo la conformazione. Ai contadini che, ignari, gli chiedevano cosa trasportasse con sé rispondeva: "Zucche". Così Cesare Lombroso, il ragazzo dei cimiteri fece carriera. Questo scellerato fu osannato da vivo dai criminali del regno sabaudo, ed adesso da morto dalle istituzioni piemontesi. Tutto il lavoro malefico di questo Lombroso è la negazione della serietà scientifica e culturale.

C'è un potere mondiale che fa a pezzi i popoli. Un potere finanziario, che poi diventa politico, ideologico, giuridico. Quanti giudici vengono manovrati da questo potere occulto? Sette segrete e massonerie che sono tutte centralizzate a livello mondiale. Allora diciamolo chiaro, non prendiamoci in giro. Qui si viene a raccontare che la chiesa cattolica, a suo tempo, aveva messo in galera Galileo Galilei, aveva bruciato Giordano Bruno solo perché dissentivano. E adesso si vuole bruciare e mettere in galera chi dissente da questi nuovi dittatori, da questa nuova tirannia.

Mi sapete dire, chi ha eletto il governo che abbiamo adesso? Praticamente nessuno. Ma io vi chiedo di più: se i governi e i politici sono ormai burattini, vengono a presa in giro eletti. Ditemi, chi ha eletto il capo della Banca europea, e i capi di tutte le banche del mondo? Si, è solo lui: Rothschild. E adesso tutta la sofferenza che l'Italia e l'Europa stanno provando, l'ha provato più di un secolo e mezzo fa il Meridione d'Italia. Forse non tutti sanno che 153 anni fa il Regno delle due Sicilie era il terzo Stato nel mondo per ricchezza. C'era l'Inghilterra prima, la Francia seconda e il Regno di Napoli terzo. Noi stiamo seminando per far conoscere la verità storica e liberarci da questa schiavitù che i poteri forti ci impongono.

Qui ancora adesso, in questa città di Torino, c'è gente che vive di rendita su quello che 153 anni fa fu razziato nel meridione. Io rivendico quella Italia che c'era prima di Cavour e prima del loro risorgimento. L'Italia esisteva già e non aveva bisogno di risorgere.

Ritornando però al museo Lombroso, posto in cui ci troviamo adesso, mi faccio e faccio a voi la seguente domanda: con quale diritto i Patrioti duosiciliani vengono tenuti ancora prigionieri in questo vergognoso museo?  Mille crani di Patrioti duosiciliani attendono, dopo più di un secolo e mezzo, ancora una degna e cristiana sepoltura. Fra di essi anche Antonio Gasbarrone, Giuseppe Villella e anche tante brigantesse. Donne vere e sincere che hanno amato la Patria fino all'estremo sacrificio.

Sulla richiesta, ormai sempre più forte, che arriva da tutto il Sud per riavere le teste mozzate dei nostri Patrioti, che sono ancora tenuti prigionieri, senza motivo, in questo vergognoso museo, per dare loro una degna sepoltura cristiana, qualcuno ha detto:
Io non capisco questi Meridionali che avanzano la richiesta di riavere i crani esposti nel museo Lombroso di Torino. Non li capisco davvero. E' come se gli egiziani di oggi avanzassero la richiesta di riavere le mummie esposte.
E qua vorrei dire una cosa semplice. Ringrazio questa persona senza cervello, che fa parte di questo sistema perverso, per avermi dato il modo di fare una semplice constatazione.
Nel museo egizio di Torino le mummie esposte, rappresentano il vanto, la cultura e la civiltà di un grande popolo del passato. In questo Museo Lombroso, invece, vengono esposti i crani dei nostri Patrioti a scherno, derisione e dileggio. Italiani che considerano noi, Italiani del Sud, come razza inferiore, che ci considerano come criminali. Ecco perché questo museo è una vergogna. In questo museo c'è la Barbarie.

A questa gente, che pensa ancora in modo così barbaro e distorto, voglio solo ricordare che noi siamo figli, eredi ed autori della più grande Cultura del mondo. Siamo i figli della Magna Grecia, figli del regno di Napoli, figli delle due Sicilie. Siamo coloro che hanno inventato l'arte e la democrazia diretta. Con noi è nata la musica, la poesia, il teatro, la filosofia, il rispetto per la natura, il rispetto per le donne. Siamo sempre stati un popolo pieno di tante ricchezze ed abbiamo vissuto sempre per le cose belle e vere. Siamo stati un popolo di pace, prima che arrivassero i “fratelli d'Italia” a distruggere tutto quello che di bello avevamo creato in millenni.

Perché la città di Torino, la regione Piemonte e lo Stato italiano impediscono che a queste teste mozzate venga data una degna sepoltura?
Se questo non è ancora accaduto, allora devo dirlo ancora una volta e questa volta con voce forte e tonante che qua dentro regna la Barbarie.

Mimmo Cavallo, cantautore, patriota e brigante, è stato presente sabato 5 luglio a Torino per
manifestare contro il museo della Barbarie, intitolato all'ebreo Ezechia Lombroso, che poi cambiò
nome in Cesare 
Vorrei ricordare alcuni stralci della storica interpellanza che Angelo Manna tenne in Parlamento il 4 marzo 1991. Sono passati ben 23 anni dalla denuncia del nostro Patriota Angelo Manna, ed ancora questa Italia non si decide a raccontare la verità.
Ecco cosa disse in Parlamento:

L'ufficio storico dello stato maggiore dell'esercito italiano è l'armadio nel quale la setta tricolore conserva e protegge i suoi risorgimentali scheletri infami; conserva e protegge le prove delle sue gloriosità sempre abiette; conserva e protegge le prove che nel 1860 l'esercito italiano calò a tradimento nel Regno di Napoli e si comportò, secondo il naturale dei suoi bersaglieri e carabinieri, da orda barbarica; conserva e protegge le prove che Vittorio Emanuele II di Savoia, ladro, usurpatore ed assassino - e perciò galantuomo - nonché il suo protobeccaio Benso Camillo, porco di Stato - e perciò statista sommo - ordinarono ai propri sadici macellai di mettere a ferro e a fuoco l'invaso reame libero, indipendente e sovrano e di annetterlo al Piemonte grazie ad un plebiscito che fu una truffa schifosa, combinata da garibaldesi, soldataglia allobrogica e camorra napoletana.

L'ufficio dello stato maggiore dell'esercito italiano è l'armadio nel quale l'unificazione tiene sotto chiave il proprio fetore storico: quello dei massacri bestiali, delle profanazioni e dei furti sacrileghi, degli incendi dolosi, delle torture, delle confische abusive, delle collusioni con Tore e Crescienzo (all'anagrafe Salvatore De Crescenzo) e con la sua camorra, degli stupri di fanciulle, delle giustizie sommarie di cafoni miserabili ed inermi, delle prebende e dei privilegi dispensati a traditori, assassini e prostitute, come la famigerata Sangiovannara, De Crescenzo, anch'essa, per l'anagrafe…

Quali studiosi hanno potuto aprire questi armadi infami, signor sottosegretario? I crociati postumi, gli scribacchini diventati cattedratici per aver saputo rinnegare la propria origine e per aver saputo rinunciare alla ricerca della verità storica, per aver dimostrato di saper essere i sacerdoti del sacro fuoco del mendacio. Signor Presidente, per favore, si giri: guardi il pannello alle sue spalle. E' falso, è un falso storico! L'ho detto e ridetto sette anni fa: alle urne, nel Regno di Napoli invaso, si presentò solo l'1,9 per cento! Come si ebbe, allora, un milione di voti al sì?
(…)
L'ufficio storico dell'esercito italiano custodisce e protegge le prove storiche che quella sacra epopea, che fu detta Risorgimento, altro non fu se non una schifosa pagina di rapine e di massacri scritta da un'orda barbarica che, oltre la vita ed i beni, rubò al Sud e portò nell'infrancesato Piemonte finanche il sacro nome d'Italia. (parole di Angelo Manna)

Torino 5 luglio 2014. I manifestanti Duosiciliani si avviano da piazza Vittorio Veneto verso il museo della Barbarie
intitolato allo pseudo medico Cesare Lombroso
Dopo più di un secolo e mezzo regna ancora la Barbarie in questa Italia, che non è la nostra Italia.

Onore e gloria eterna ai nostri Briganti. Furono chiamati Briganti, ma in verità erano soldati e padri di famiglia, che difesero fino all'estremo sacrificio la nostra Patria. Viva gli Italiani del Sud. Viva tutti i Popoli italiani. Viva la verità. (Lucia Gammieri)

lunedì 23 giugno 2014

Patrizia Badii, independentista veneta, racconta il suo arresto e la sua esperienza in carcere

Patrizia Badii, tra i promotori del C9D insieme a Lucio Chiavegato e fondatrice di “Risveglio” racconta il suo arresto e la sua brutta esperienza in carcere..

2 Aprile 2014 - La mattina verso le ore 05,00 del mattino mentre stavo ancora dormendo al presidio di Soave (insieme a me c'era Loris, un butel che come me dormiva e stava 24 ore su 24 al presidio dal 9 dicembre), sono stata svegliata dai ROS dei carabinieri, che avevano un mandato di perquisizione, fatto a nome mio Badii Patrizia. Fuori c'erano una ventina di auto dei carabinieri, praticamente il presidio era circondato.
Durante la perquisizione il maresciallo mi comunica che è lì per arrestarmi. Il motivo?, -Glielo diciamo in caserma, mi risponde. Ed io gli rispondo: ok, andiamo. E lui: ha capito Badii?? Io adesso la porto in carcere. ok, andiamo, rispondo io. Mi vengono sequestrati tutti i miei telefonini, tablet, le mie borse e documenti vari.
23 aprile 2014: Patrizia Badii lascia il carcere. Nella foto è insieme al marito Vangelista Luca
Arrivati alla caserma Pastrengo di Verona, mi viene consegnato un plico, sul davanti ci sono una sfilza di nomi, mio marito Vangelista Luca, Lanza, Contin, Faccia ecc..., giro il plico per vedere i capi di accusa, e leggo: banda armata, associazione a delinquere, attentato alla costituzione (art 5), costruzione d'arma da guerra, con l'aggravante di terrorismo.
Intanto mentre prosegue la perquisizione delle mie borse e della mia auto che hanno portato alla caserma, mi chiedono,non lo legge il capo d'accusa?? Io rispondo, no perché dovrei? E lo appoggio sulla scrivania dell'ufficio, dove mi hanno portata.Mi dicono guardi che e' suo lo legga, tanto sappiamo tutto. Io rispondo che non ho bisogno di leggerlo. Mi fanno delle foto segnaletiche, e mi prendono le impronte digitali. Mi chiedono se voglio fumare e rispondo si. Intanto il maresciallo dei ROS  mi porta un caffè e brioches,e mi dice: tenga Badii, faccia colazione. Nella caserma c'è un via vai di macchine scaricano di tutto, mi fanno incontrare per tre secondi mio marito. Sono già stati a casa mia. Io e mio marito veniamo condotti al carcere di Montorio (Vr). Anche mia figlia è indagata. Arrivata a Montorio, fatte le pratiche di entrata e perquisizione personale, vengo portata in cella, prima sez. femminile, cella numero 282. 

Mi danno due piatti in acciaio, una forchetta, cucchiaio, una coperta, lenzuola. Chiudono sia la porta a sbarre, sia il blindato (porta tutta in ferro con una piccola apertura rettangolare). Guardo il materasso ed e' pieno di capelli, ce ne stanno talmente tanti da poterci fare due parrucche. Durante la perquisizione in carcere mi hanno tolto cio' che mi ero portata, eccetto lo spazzolino da denti e un pacchetto di sigarette. Non ho l'accendino, non mi e' concesso tenerlo essendo una terrorista, o meglio una bombarola. Non posso avere cose a dir loro pericolose. Nonostante tutto, non so perché, ma non provo nessuna paura. Non provo disperazione o altro. Solo il pensiero dei mie figli, il non sapere come stanno, mi fa alzare gli occhi al cielo e dico: signore proteggili, fa che non siano disperati e che non gli accada nulla. (a casa oltre la figlia indagata di 28 anni, c'e la sua figlia di 8 anni e l'altra mia figlia di 14). Nel pomeriggio arriva subito il mio avvocato, Stefano Marchesini, e Paola Ziviani. Consegno il plico che mi hanno dato i ROS in caserma. L'avvocato mi dice:
Patrizia, rischi da 8 a 15 anni di galera,con queste accuse. Se sono tali adesso vediamo. Gli rispondo ok. Sapevo che al momento in cui lo stato avesse avuto paura, o avesse intuito che facevamo sul serio, si sarebbe difeso. E quale arma migliore era quella di farti passare per terrorista e delinquente? Questa accusa, a me, non mi ha neanche toccata, perché mai nessuno di noi ha fatto niente contro la popolazione; e la parola terrorista, dal latino è colui che incute terrore alla popolazione per piegarla al suo volere. Sinceramente non era il caso mio/ nostro, semmai è lo stato italiano che incute terrore, fame disperazione e istiga al suicidio la popolazione della penisola italica.Torno in cella. Venerdì ci sarà la convalida dell'arresto. 

Intanto rifiuto il cibo, non per qualcosa, ma semplicemente perché non voglio cibo da parte dello stato italiano. Il giorno dopo chiedo di parlare con un ispettore, o il direttore del carcere. Voglio le mie sigarette e un materasso nuovo, cazzo. Va bene la detenzione, ma nessuno dovrebbe dormire in un materasso simile. L'ispettore arriva e mi spiega che loro seguono solo le disposizioni che gli vengono date. Ok, gli rammento i diritti dell'uomo sanciti dalla costituzione, su cui loro hanno giurato. Gli rammento anche i diritti internazionali. Sinceramente gli dico: io non ce l'ho con lei, con voi. Questo stato non vi permette neanche di svolgere il vostro lavoro in maniera corretta; comunque potrebbe farmi avere le sigarette e un materasso decente. Non avendo nulla per lavarmi mi vengono consegnati due campioncini  di sapone intimo. Chiedo del dentifricio ad una secondina e mi viene risposto tra due minuti. Il dentifricio non è mai arrivato fino al sabato pomeriggio. Intanto mi asciugo con la carta igienica, perché non ho praticamente nulla, e da mercoledì dormo con il giubbotto addosso e gli stessi abiti con cui mi hanno arrestata.

Alla conferma dell'arresto mi rifiuto di parlare con il magistrato. Non lo riconosco, come tale, e non ho nulla quindi da dirgli. Tornata in sezione mi mandano un infermiere e una psicologa, che mi dice che forse è meglio se prendo qualche tranquillante. E' normale che uno sia iperteso o altro, mi dice. E poi lei, mi dicono, che non ha mai pianto, dovrebbe piangere e anche sfogarsi. Rispondo loro di non aver mai preso in vita mia un tranquillante, e che non saranno certo loro ad iniziare a rincoglionirmi. E poi perché dovrei piangere??? Non capisco.. mi pone un sacco di domande del cazzo, dopo scoprirò il perché. Resto con la cella aperta venerdì pomeriggio, e sabato ricevo la visita di Fontana Lorenzo, europarlamentare della lega, tra l'altro mio grande amico. La domenica mattina, sorpresa.....dopo la messa, isolamento. Non posso avere nessun contatto con nessun detenuto, o altri, quindi mi viene chiusa la cella con il blindo. Ed ecco scoperto il motivo delle domande idiote della psicologa. Non è un problema per me, non mi disturba stare sola, anzi, spesso anche in passato me ne sono andata da sola perché mi serviva per rigenerarmi. Se il loro intento era quello di piegarmi alla disperazione, hanno sbagliato persona. Intanto passano i giorni, praticamente per 10 giorni non mi hanno  mai fatto fare la doccia. Mi sono lavata a pezzi e asciugata con la carta igienica. Ho chiesto un antidolorifico per il mal di testa, perché soffro di una grave forma di fuoriuscita di midollo spinale alla 1/2/4 vertebra. Dopo 6 ore arriva l'infermiere. Mia figlia, il lunedì. è venuta per il colloquio  ma non l'hanno fatta entrare, dicendole che non c'erano i permessi. Invece il venerdì ha scoperto che i permessi c'erano, eccome .........
Intanto è arrivata la Pasqua,e visto che le altre, che hanno arrestate con me, la Luisa e l'Elisabetta, sono in cella insieme, (solo io sono in isolamento fin dal primo giorno), chiediamo all'ispettore se almeno il giorno di Pasqua sia possibile stare insieme. Non ci è permesso di stare con le altre detenute neanche durante la messa. Ho fatto esplicita richiesta, come cristiana, di potere ricevere la comunione in cella e la confessione, che ci è stata accordata. E' stata, (mi auguro che capiate ciò che voglio dire), una bella Pasqua..........una vera Pasqua. Noi tre insieme, ma con lo spirito rivolto alle nostre famiglie, ai nostri figli nipoti........
Il 20 aprile c'è il riesame quindi vengo portata ammanettata dentro un blindo della polizia penitenziaria, e lì rinchiusa dentro ad una cella, 60 cm x 60, tutte le pareti sono in acciaio, eccetto la parte sulla sinistra, fatta a forellini. E' vietato perfino trasportare animali in questa maniera, ma lo stato italiano invece, ci  trasporta le persone. Arrivata a Brescia vengo messa in una cella di isolamento. Appena entrata sento una gran puzza di escrementi, ma non capisco. A me hanno tolto tutto. Non ho potuto portarmi niente dietro, neanche le sigarette, e in questa cella ci sono scritte sui muri, scritte strane. In effetti sono come fatte con un pennarello largo tre dita...........mi giro per capire da dove viene la puzza e finalmente capisco. Negli angoli ci sono escrementi umani e le scritte... lascio a voi immaginare con cosa erano state fatte.
Salgo in aula, ammanettata, scortata da due con il mitra della polizia penitenziaria. Comunque, fatto il riesame, torno a Verona sempre rinchiusa nel trasporto bestie, che per le bestie è vietato, ma non per gli esseri umani. Mi hanno talmente stretto le manette che ho i polsi gonfi e pieni di ematomi. Dopo due giorni e' arrivata la scarcerazione per me, mio marito, invece, resta agli arresti domiciliari. Dopo una settimana vengono rievocati i domiciliari e rilasciato l'obbligo di firma. 18, dei 24 arrestati, siamo indagati a piede libero.
E' notizia datami dal mio avvocato che il GIP di Brescia ha impugnato le nostre scarcerazioni, e che il 17 luglio alle 10.00 saremo a Roma in Cassazione. Insomma si vuole che torniamo in carcere fino a processo.

Comunque, come ho sempre detto io: noi, è noto a tutti che siamo indipendentisti. Non riconosciamo questo Stato. Siamo per la libertà dei popoli tutti della penisola. Noi veneti saremo i primi a staccarci. Può darsi, anzi sicuramente, lo Stato occupante italiano ha avuto paura e si è difeso, ma non ci ha né intimoriti, né piegati.........
Io, Badii Patrizia, Faccia, Contin, Lanza, l'Elisabetta, la Luisa, e gli altri continueremo la nostra battaglia per riappropriarci della nostra identità di veneti, in maniera pacifica, come abbiamo sempre fatto, ma con determinazione senza fare sconti o patteggiare con nessuno. Ogni popolo ha diritto a rivendicare la sua identità, discendenza. Quindi avanti, verso il diritto di libertà e di autodeterminazione.  Badii Patrizia



domenica 2 marzo 2014

con quale diritto i Patrioti duosiciliani vengono tenuti ancora prigionieri nel vergognoso museo dell'ebreo "cesare lombroso" di Torino? Fra di essi anche Antonio Gasbarrone...

Con quale diritto?
Il museo di Torino “Cesare Lombroso” è una vera vergogna nazionale. Mille crani di Patrioti duosiciliani, prigionieri in questo vergognoso museo, attendono dopo più di un secolo e mezzo ancora una degna e cristiana sepoltura. Fra di essi anche Antonio Gasbarrone.


Il cranio di  Antonio Gasbarrone, Patriota duosiciliano, fu espiantato su richiesta dell'ebreo Cesare Lombroso, senza permesso alcuno, ed esposto a Torino nel museo a lui intitolato
Nacqui a Sonnino, (adesso in provincia di Latina), il 12 Dicembre del 1793. Fui battezzato. Vissi da bambino la prima invasione francese del 1798 che portò lutti e disperazione nella mia famiglia e nel mio paese. Poco dopo, più giovinetto, giunse la seconda, nel 1806, che portò tragedia epocale. Seguii da orfano, sui monti, i giovani abili alla resistenza armata contro Napoleone e mi chiamarono brigante. Difesi il mio amore con il sangue e me ne pentii per tutta la vita. Fui forte con i forti e debole con i deboli. Aiutai il popolo povero contro le angherie dei ricchi e di me scrissero in Europa ovunque, tranne che in Italia. Morii da uomo libero ormai vecchio a 87 anni. La mia testa fu espiantata su richiesta di Cesare Lombroso, senza permesso alcuno, ed ancora oggi è esposta a Torino nel Museo a lui intitolato. Così mi trovo in un posto sbagliato da oltre un secolo, scrutato da occhi paganti e indiscreti. Perché? Non dovrei forse essere nella mia Sonnino... con la mia gente, con i miei morti? Con quale diritto mi si infligge questa pena?

Antonio Gasbarrone, Patriota duosiciliano.


Nella mole antonelliana di Torino si trova una enorme statua di Moloch, la divinità del male assoluto


da Vikipedia:

Antonio Gasbarrone, Patriota duosiciliano, (Sonnino12 dicembre 1793 – Abbiategrasso1 aprile 1880), viene definito da questo Stato spacciato per italiano, ma in realtà solo massonico rothschildiano, un brigante italiano.
A 10 anni perde il padre, Rocco, a 15 anni la madre, Faustina, rimanendo con il fratello Gennaro e con le sorelle Settimia e Giustina. Passava il tempo con le mandrie al pascolo, vedendo spesso passare le bande dei briganti. Si diede al brigantaggio uccidendo il fratello della donna che aveva chiesto in sposa, ma fu rifiutato dalla famiglia di lei poiché ritenuto fratello di brigante. Inizialmente egli fece parte di una banda calabrese, e successivamente riuscì ad organizzare una banda tutta sua (1814) insieme a Alessandro Massaroni e Bartolomeo Varrone, ambedue di Vallecorsa. Nel1818 fu persuaso da un prelato, il cardinale Ettore Consalvi, a Sezze ad abbandonare il brigantaggio e si consegnò allo Stato Pontificio insieme ad altri 12 compagni. Viene alloggiato a Castel S. Angelo 1818, dove in seguito sposa Demira. Nel 1819 viene spedito a Cento (FE) con la moglie, mentre il cognato viene spedito a Comacchio (FE). Qui nacque il suo primo figlio. Dopo poco tempo i due tentarono la fuga, e, rispettivamente, Gasbarrone arrivò a Sonnino, il cognato invece fu giustiziato a Bologna per omicidio. Nel frattempo Diomira morì di parto del secondo figlio dopo una lunga malattia, e qualche mese dopo la segui anche il figlio. Qui si riunì alla banda di Massaroni. Nel 1820 fu amnistiato suo fratello Gennaro, un anno dopo, nel giugno del 1821 muore Massaroni e Gasbarrone scappa in Abruzzo. Nel 1823 muore Pio VII e diviene Papa Leone XII. In questo periodo, fu di nuovo arrestato il fratello Gennaro e portato a Civitavecchia, insieme agli altri amnistiati. Nel 1825Papa Leone XII, a conoscenza dell'opera di San Gaspare del Bufalo, inviò don Pietro Pellegrini, vicario generale di Sezze, a trattare la resa di Gasbarrone. Il luogo deputato fu la Chiesa della Madonna della Pietà. Dopo nove giorni (19 settembre 1825), Gasbarrone decise di arrendersi, insieme ad altri 8 compagni, tra cui Pietro Masi. Tre giorni dopo rimise piede a Castel S. Angelo. Dopo 8 mesi fu trasferito nel carcere di Civitavecchia, qui per 7 anni rimase isolato dagli altri, in seguito fu trasferito a Spoleto e poi a Civitacastellana. Rimase in carcere fino al 1870 quando fu liberato all'età di 77 anni, in seguito all'Unità d'Italia. Visse un periodo a Trastevere, tentò di ritornare nel proprio paese natale ma non fu accolto molto bene e fu mandato in un ospizio ad Abbiategrasso. Qui morì il 1 aprile del 1882, all'età di 87 anni.
La fama del mitico brigante è nota anche oltralpe; a Parigi viene pubblicata la vita di Antonio Gasperoni di Pietro Masi (1867). Gasbarrone è colui che ha visto prostrati ai suoi piedi principi e signori, ricchi sfondati che sfruttavano i poveri Cristi; è colui che ha realizzato una «rivincita» contro le umiliazioni dei potenti: «Ha umiliato i ricchi - dicono ancora i più anziani- e ha difeso i poveri. Se ha ucciso qualche poveraccio, questi era reo di delazione, colpa che non era ammissibile agli occhi del brigante sonninese. Chi fa la spia campa poco. Ha tolto poi ai ricchi e ha dato ai poveri».
Il suo teschio, il suo fucile e i suoi abiti sono conservati nel Museo di antropologia criminale "Cesare Lombroso" di Torino.
Tutti ormai sanno che Torino è la capitale del male assoluto.